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Il Palazzo dei Papi


Al centro del loggiato -anticamente coperto- si può ammirare una fontana composta da stemmi e frammenti di diverse epoche, che attinge l'acqua dal pozzo passante al di sotto della grande volta.


All'interno del palazzo si apre un vasto salone nel quale si tennero cinque conclavi tra cui quello per l'elezione di Gregorio X che durò per ben trentatre mesi.


L'edificio vide nel tempo molte modifiche, tra queste le più consistenti risalgono al XVI sec. quando il cardinale De Gambara cancellò parte della facciata e della scalinata. Nel 1904 un intervento di ristrutturazione restituì al palazzo il suo aspetto originario.


Attualmente i locali del Palazzo vengono utilizzati dalla Curia e ospitano l'Archivio diocesano, la Biblioteca Capitolare e il Museo del Duomo la cui visita permette anche l'accesso alla Loggia e all'Aula del Conclave.

Il Palazzo dei Papi
Lo stile gotico, diffuso nel Lazio nel XIII sec. dai monaci cistercensi , si ritrova sia nell'architettura chiesastica sia civile della città e il Palazzo dei Papi con la sua loggia che ne è l'emblema: realizzato in piazza S. Lorenzo per volontà del capitano del popolo Raniero Gatti tra il 1255 e il 1266 , in un periodo durante il quale i pontefici fecero della città la loro fissa dimora , possiede sia elementi legati all'edilizia monastica che difensiva: una severa facciata, con terminazione a merli quadrati, viene alleggerita da sei bifore finemente decorate e l'aspetto di fortezza, ancora più evidente nella facciata verso valle Faul, dotata di possenti contrafforti, si trasforma completamente nella loggia attigua al palazzo, sospesa al di sopra di una grande volta, la quale presenta un prezioso motivo ad archi intrecciati che una volta si dovevano ripetere su entrambi i lati ma che, pur incompleti, costituiscono uno dei paesaggi architettonici più suggestivi e ammirati della città.

Terme dei Papi

Papi come Gregorio IX e Bonifacio IX vennero a Viterbo per il trattamento di vari disturbi. La ristrutturazione e l'ampliamento delle terme, effettuata nel corso degli anni da vari Papi, è il motivo per cui le sorgenti termali sono chiamate "Terme dei Papi".

I benefici delle sorgenti sulfuree sono stati apprezzati anche da al

Terme dei Papi
Fin dai tempi degli Etruschi Viterbo è famosa per la sua acqua ipotermale.tre personalità tra cui Dante, che ha descritto le sorgenti più conosciute, chiamate Bullicame, in un celebre canto dell' Inferno, e Michelangelo Buonarroti, che fece anche due disegni delle sorgenti Bacucco.

L'attuale struttura possiede una piscina per la ginnastica vascolare, così come un'altra piscina coperta con idromassaggio. Ci sono aree dedicate a cure inalatorie, fangoterapia, saune, massaggi, terapia magnetica, drenaggio linfatico. Visite specialistiche, tra cui varie analisi, elettrocardiogrammi ed altro, possono anche essere prenotate sul posto.

Il cuore delle terme sono le sorgenti del Bullicame (65 °C); la sorgente alimenta un enorme piscina di oltre 2000 mq; le cure interessano in maniera particolare l'apparato respiratorio e quello osteoarticolare, ma anche malattie della pelle, calcoli renali, malattie dell'apparato digerente, ecc. Qualificati specialisti e staff dell'Università di Viterbo fanno parte del team che effettua le terapie ed i trattamenti.

Il quartiere di San Pellegrino

Il fulcro del quartiere è Piazza S. Pellegrino dove si trova l'omonima chiesa, di epoca romanica. Al suo interno i pochi frammenti di affreschi ci ricordano la bellezza perduta. La chiesa, infatti, sembra innaturale a causa della continua ristrutturazione, l'ultima è stata seguita dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Sempre sulla piazza si affaccia Palazzo degli Alessandri, costruito nella prima metà del XIII sec. fu salvato dalla distruzione, dopo l'esilio della famiglia guelfa degli Alessandri, da Innocenzo IV; l'edificio a tre piani possiede un'ampia balconata e un suggestivo arco ribassato.
apetto della scala è decorato con un motivo a stelle ripetute sulle scaffalature sopra di essa. All' edificio è stato aggiunta una costruzione che passa sopra la strada, collegando l'edi

Il quartiere di San Pellegrino
Si tratta di uno dei più antichi quartieri della città, sicuramente quello che ha conservato meglio l'aspetto medioevale duecentesco con le vie anguste che si aprono su piccole piazze circondate da edifici, torri, porticati con arcate a tutto sesto, profferli che raggiungono fiorite balconate, ecc.
L'intero apparato architettonico è realizzato con la tipica pietra locale, il peperino (di origine vulcanica e colorazione grigiastra) che crea, anche cromaticamente, un ambiente uniforme.ficio con un altro sul lato opposto della piazza. Questo tipo di costruzione, denominato "ponte" degli alloggi, si può trovare in altre parti del quartiere di San Pellegrino. Questi ponti contribuiscono al caratteristico profilo del paesaggio. Sul lato opposto del Palazzo degli Alessandri si trova la torre Scaciaricci , una casa con torre di quattro piani.

Golf Club 'Le Querce' di Sutri


Il percorso, formato da 18 buche più altre 3 d'allenamento e un organizzato campo- pratica, voluto dall'allora Presidente della Federazione Italiana Golf, Giuseppe Silva, è stato inaugurato nel 1990 ed è stato immediatamente apprezzato per il modo in cui è stato sfruttato il terreno su cui sorge, per l'utilizzo naturale di un fosso che lo attraversa a forma di ferro di cavallo e che diventa un ostacolo naturale, e anche per la quantità e la bellezza degli alberi di quercia che caratterizzano gli oltre 60 ettari di terreno delimitanti l'impianto.


Il club è sede del Centro Tecnico Federale e sul suo percorso si sono disputati il Campionato del Mondo 1991 (World Cup), il Campionato Europeo Dilettanti 1992, un Campionato Italiano Professionisti e diversi Campionati Italiani Dilettanti a Squadre, Medal e Match Play.


E'

Golf Club 'Le Querce' di Sutri
Il Golf Club Le Querce si trova nella campagna laziale a 40 chilometri da Roma. L'impianto, di proprietà della F.I.G. (Federazione Italiana Golf), inizia la propria attività nel 1989 - 1990. Il progetto è stato realizzato dagli architetti americani George e Jim Fazio insieme con David Mezzacane. stato inserito nella Peugeot Golf Guide 2006-2007 tra i dieci migliori campi italiani.


Sul posto è anche disponibile una moderna zona notte, composta da 25 camere, insieme ad una club house, un negozio dedicato, una sala da biliardo, sala TV, sala carte e la Scuola Nazionale di Golf.

Santa Rosa e la 'Macchina di Santa Rosa'


Attualmente il suo corpo è conservato nella chiesa, in una preziosa urna in metallo capolavoro dell'orafo G. Giardini (1699), situata presso il secondo altare di destra.
La chiesa e il convento di S. Rosa furono completamente ricostruiti nel 1453, in seguito ad un incendio, e al tempo B. Gozzoli affrescò episodi della vita della Santa, purtroppo perduti nei successivi rifacimenti di cui l'ultimo risale al 1849.


L'attuale chiesa ha una facciata in stile neoclassico e una pianta quadrata con una grande cupola circondata da quattro cupolette; all'interno della chiesa sono conservate opere perlopiù del XIX - XX sec


Passando per il chiostro con fonte Seicentesca si accede all'antico monastero che ancora conserva opere del XVI e XVII sec., e nei pressi è possibile anche visitare la casa della Santa.


Ogni anno, la sera del 3 settembre, si svolge una commemorazione ch

Santa Rosa e la 'Macchina di Santa Rosa'
Anticamente si trattava di una piccola chiesa dedicata a S. Maria delle Rose, edificata nel 1215 assieme al convento annesso; Rosa nasce nel 1233 nei pressi di questo monastero e la leggenda storica racconta che a soli dieci anni aiutò a organizzare la resistenza popolare contro l'esercito imperiale di Federico II; fu esiliata dalla città e morì giovanissima nel 1251; sette anni più tardi fu ritrovato il suo corpo mummificato e si decise il trasferimento nel monastero che venne a lei intitolato.e coinvolge l'intera città e molti turisti. La commemorazione prevede il trasporto di una struttura -"la Macchina di S. Rosa"- alta circa 30 m. e pesante più di 5 tonnellate, che viene portata a spalla da 100 facchini in un percorso che attraversa Viterbo e che si conclude presso la chiesa di S. Rosa.

Tuscia Opera Festival

Questa città era un importante tappa lungo la strada del Pellegrinaggio verso Roma e fu spesso descritta dai visitatori come "la città dalle belle fontane e donne"

Anche quest'anno, il Tuscia Opera Festival avrà luogo dal 10 Luglio al 10 Agosto. E' un'occasione perfetta per godere dell'opera, del balletto e per visitare i borghi medioevali.

Più di 300 artisti possono essere ascoltati a Viterbo nella bella piazza del Palazzo Papale, dove si te

Tuscia Opera Festival
Viterbo, set ideale per il Tuscia Opera Festival, merita una visita accurata da parte degli amanti dell'arte, della gastronomia e della storia. Qualsiasi sia la stagione, o la nazionalità del visitatore, questa città medioevale, ma anche moderna, ed i suoi dintorni offrono luoghi interessanti da esplorare.nne il primo conclave nel 1261.
Il Tuscia Opera Festival è una grande opportunità per vivere l'opera in una città storica e ad un costo ragionevole.

Un' occasione unica per studenti ed artisti emergenti è l' Accademia Internazionale di Lirica . Nel corso di un intenso mese, ricevono lezioni professionali, lezioni di canto e partecipano ad una gamma completa di corsi, lezioni speciali, concerti, recite e prove che culminano in otto spettacoli dell' Orchestra Sinfonica come "Il flauto magico" di Wolfgang Amadeus Mozart e "La Traviata "di Giuseppe Verdi.

Ci sarà anche una sessione speciale dedicata alle Opere Italiane (Concerto con Orchestra al completo), Rigoletto, L'Elisir d'Amore (con l' Orchestra Ensemble), con la possibilità di studiare a fondo il ruolo con maestri italiani e cantare, in diversi concerti, al prossimo Tuscia Opera Festival .

Civita di Bagnoregio

Il piccolo borgo medievale di Civita di Bagnoregio (443 m. s.l.m.) si erge al di sopra di uno sperone tufaceo, ed è attualmente raggiungibile solamente tramite un suggestivo ponte; dal paese si possono ammirare splendidi panorami sulla valle sottostante dove la rupe, sottoposta all'azione erosiva degli agenti atmosferici, prende le tipiche forme dei calanchi (bacini delimitati da creste e pinnacoli).

Civita di Bagnoregio

storia

Le origini della città sono antichissime, i primi reperti che comprovano tracce di vita umana nel territorio appartengono al Neolitico (6000-3000 a.C.), ma le testimonianze archeologiche pervenuteci in modo più consistente - quali i resti di un'antica necropoli - risalgono all'epoca etrusca. I resti mostrano come a quel tempo la città si trovava in una posizione strategica per il commercio ed era facilmente difendibile. Per reagire al problema della erosione del tufo, gli Etruschi tentarono inoltre di canalizzare l'acqua piovana e l'acqua dai due torrenti che si trovavano nella valle.

Nel III secolo dC il territorio passò sotto il dominio romano. Di questo periodo restano, a testimonianza materiale, numerosi cippi funerari, sarcofagi, e svariate tombe del tipo a colombario.
Dopo la caduta dell'Impero Romano nel 476 dC i primi ad insediarsi nella zona furono i Goti, che ne fecero un caposaldo militare ed economico, ed in seguito i Bizantini fino a quando Civita non farà parte delle conquiste dei longobardi con a capo Agilulfo. I Longobardi nel 605 controllano gran parte del territorio (Tuscia longobarda).
Fu il re Carlo Magno a porre fine alla dominazione longobarda donando il territorio al Pontefice nel 774 dC
Nel XII sec. la città si costituì libero comune ma il presidio detenuto su di essa dalla famiglia Monaldeschi di Orvieto finì per trasformarsi in una Signoria che dominò Civita sino alla rivolta della popolazione nel 1457, durante la rivolta il Castello di Cervara dei Monaldeschi fu distrutto.

Nei secoli XVI e XVII il potere della Chiesa sul territorio fu consolidato con il cosiddetto "governo dei cardinali" e le vicende note della città si confondono con quelle dello Stato Pontificio. Nel 1695 un forte terremoto ha scosso la zona, molti edifici e strade crollarono causando molti morti e feriti. Seguirono altre scosse, che accelerarono la progressiva erosione della rupe di tufo rendendo così irragiungibile Civita di Bagnoregio e causando il trasferimento della maggior parte dei suoi cittadini alla vicina Bagnoregio.

Monumenti principali

Porta santa Maria
Appena attraversato il ponte, che conduce al borgo, si incontra l'ingresso storico, Porta Santa Maria, l'unica rimasta delle cinque porte originali.
La sua costruzione, scavata nel tufo, risale al periodo etrusco, ma la sua finitura esterna è di epoca medievale e presenta elementi scultorei di epoche successive come ad esempio i due leoni che tengono due teste umane tra gli artigli, simbolo della vittoria di Civita nella rivolta del 1457 contro la famiglia Monaldeschi di Orvieto, e l'aquila reale che sovrasta l'arco della porta, simbolo del Cardinale Reginaldo Polo (1547-1558).

La chiesa di San Donato
Situata nel punto di incrocio tra cardo e decumano dell'antico impianto urbanistico romano, in una zona dove un tempo sorgeva un tempio pagano, la chiesa vide una prima fase costruttiva nel VII secolo, ma il suo aspetto attuale, in stile romanico con impianto basilicale a tre navate, risale al XII secolo ed è frutto di numerosi rifaciment tra i quali il rifacimento della chiesa in stile rinascimentale fatto nel 1511 dall'architetto Cola di Matteuccio di Caprarola, il quale coprì la zona presbiteriale con volte a crociera e aggiunse i tre portali in facciata.
Il terremoto del 1695 causò numerosi danni alla chiesa che perse il titolo di Cattedrale nel 1699 a favore dell'attuale Duomo di San Nicola a Bagnoregio. Tuttavia, grazie all'intervento di papa Innocenzo XII, la chiesa di San Donato fu presto ristrutturata e nuovamente consacrata nel 1724.
La chiesa conserva preziosi cimeli storici e religiosi, come la reliquia di Santa Vittoria, martirizzata sotto l'imperatore Decio nel 251, ed il corpo di San Ildebrando, vescovo della città nel XI secolo, entrambi trovati vicino agli altari delle navate laterali.
L'altare centrale presenta un antico affresco del XV sec. attribuito alla scuola di Antoniazzo Romano raffigurante La Vergine in trono col Bambino, o SS. Maria Liberatrice, così denominata dai devoti perché l'immagine venne alla luce proprio durante il violento terremoto del 1695, a causa della caduta dell'intonaco che lo nascondeva.
Nella nicchia d'altare della navata di destra si trova un'altra opera di grande pregio, un crocifisso ligneo policromo quattrocentesco dal forte richiamo dello stile di Donatello - forse fatto da un suo allievo - opera intensa per la sua forte espressività emotiva, viene venerata e portata in processione il venerdì Santo.
Nel timpano si trova la statua in terracotta di San Donato, vescovo di Arezzo, che visse e fu martirizzato nel IV secolo
Casa natale di San Bonaventura
San Bonaventura nacque a Civita (1217-1274), purtroppo, della casa natale di questa significativa figura di religioso, rimane ben poco; alcune pietre però, trasportate nel nuovo convento di San Francesco, hanno contribuito all'edificazione di un piccolo tempio tuttora visitabile.

Grotta di San Bonaventura
Nei pressi del borgo di Civita di Bagnoregio, questa grotta, scavata nel tufo è ciò che rimane del vecchio convento francescano, dove, secondo la tradizione, il giovane Giovanni Fidanza (San Bonaventura) guarì da una grave malattia per intercessione di San Francesco.
La grotta, secondo gli studi, era una tomba risalente al periodo etrusco, successivamente trasformata in una cappella per la preghiera.
Dell' infanzia del santo non si conosce molto, sin da giovanissimo iniziò a studiare per entrare nell'ordine francescano, e si recò a Parigi, nel seminario della Sorbona, dove conobbe Tommaso d'Aquino; in seguito divenne docente presso l'Università di Parigi e, nel 1257 Ministro Generale dell' ordine francescano.
Filosofo e scrittore, fa sua la parola e l'esempio di San Francesco, predicando una dottrina basata sull'amore per ogni manifestazione del creato. Fu canonizzato il 14 aprile 1482 da Sisto IV; nel 1643 Bagnoregio lo proclama Patrono principale della città assieme a Sant' Ildebrando.

Attività turistiche
A causa dello stato d'abbandono del comune di Civita di Bagnoregio, si chiama "la città che muore", ma in realtà vive di turismo.
Sul posto si possono infatti trovare botteghe artigianali specializzate nella lavorazione del marmo, (particolare la lavorazione della Tefrite, pietra basaltica), della ceramica e del ferro, e degustare nelle taverne i tipici prodotti eno-gastronomici quali: vino, olio extravergine di oliva, cereali provenienti da produzione biologica, carni provenienti da allevamenti di razze chianine selezionate.
La promozione del territorio viene effettuata durante l'anno attraverso l'organizzazione di vari eventi culturali.

Festival

La Processione del Venerdì Santo
il Venerdì Santo si svolge la processione del Cristo morto, una rievocazione storico-religiosa della Passione del Cristo con corteo in costume. Il momento centrale della processione è il trasporto del SS. Crocifisso ligneo, il culto del quale risale al 1400.

il Palio della Tonna
Palio della Tonna: le contrade di Civita si sfidano in una corsa di asini con fantino, viene festeggiato la prima domenica di giugno (SS. Madonna liberatrice) e la prima domenica di settembre
Presepe vivente ambientato nelle vie medievali di Civita si svolge il 26 Dicembre, 1 e 6 gennaio; vengono rappresentati gli episodi salienti dall'Annunciazione sino alla nascita di Gesù.

Bomarzo ed il suo parco: il Parco dei Mostri

Il Bosco Sacro di Bomarzo è stato creato tra il 1552 e il 1580 per volontà del principe Vicino Orsini, colto ed avventuroso rappresentante, parente di una delle più potenti famiglie del tempo, i Farnese.

Bomarzo ed il suo parco: il Parco dei Mostri


L'idea concepita era quella di realizzare un parco monumentale sulle pendici di un anfiteatro naturale, con fontane e grandi sculture in peperino, eseguite sfruttando i massi che già si trovavano in loco: si tratta di quella che oggi si chiamerebbe un' opera ambientale, dove la creazione dell'uomo è studiata per convivere con e nello spazio circostante.


Il principe Orsini per l'esecuzione di questo complesso progetto, chiamò l'architetto Pirro Ligorio (il quale negli stessi anni operava nella Villa d'Este a Tivoli).


Il parco rispecchia un gusto tipico dello spirito e del clima culturale dell'epoca, tutto teso all'esaltazione di effetti scenici destinati a "suscitare meraviglia", ed e proprio questa l'impressione che si ha intraprendendo la visita lungo i viali del parco.


Una volta oltrepassato l'ingresso sormontato dallo stemma Orsini, ci si trova di fronte alle due Sfingi recanti delle iscrizioni che invitano alla riflessione sul luogo che si sta per ammirare.


Durante tutto il percorso si ritroveranno queste iscrizioni incise nella pietra che vogliono con intenti esplicativi e moraleggianti comunicare con il visitatore e che intendono fare del parco, oltre che un luogo di svago, anche un percorso di conoscenza e meditazione.


Ricordiamo alcune fra le opere più rappresentative: il gruppo colossale dei Giganti Ercole e Caco, l'imponente Tartaruga con sopra una Vittoria Alata che si affaccia verso il torrente dove si trova, a simboleggiare la porta degli Inferi, un' Orca con la bocca spalancata; la Casa Pendente, fortemente inclinata da un lato, è stata costruita appositamente per procurare al visitatore un senso di spaesamento; segue lo stesso principio anche la Panca Etrusca, costruita su un dislivello del terreno, asimmetrica e ingegnosa esprime chiaramente -pur nella sua semplicità- lo spirito del luogo che ammette tutto ciò che è fantasioso, fuori dalla regola e inconsueto.


L'Orco è il simbolo vero e proprio del parco dei mostri, un enorme mascherone la cui bocca è in realtà un'entrata che conduce al suo interno dove si trovano un tavolo e delle panche in pietra; nello spiazzo antistante si trovano anche l'enorme Drago assalito da tre belve che dovrebbe essere una rappresentazione del tempo colpito da passato, presente e futuro e l'Elefante da battaglia sormontato da una torretta che solleva con la proboscide un guerriero; prima di arrivare al Tempietto, in una sorta di simbolico punto di passaggio, si trova Cerbero, tricefalo guardiano degli Inferi; il Tempio dorico, a pianta ottagonale con terminazione a cupola, arricchito da un suggestivo portico composto da quattro file di colonne, è stato dedicato da Vicino Orsini alla moglie Giulia Farnese, scomparsa in età prematura.


Molti come abbiamo visto sono i richiami mitologici, ma i temi iconografici si ispirano anche a note fonti letterarie: la Divina Commedia di Dante Alighieri, l'Eneide di Virgilio l'Orlando Furioso dell'Ariosto, e Il sogno di Polifilo di Francesco Colonna, inoltre ci sono molti richiami autocelebrativi delle famiglie Orsini e Farnese com'è ad esempio il mascherone rappresentante Proteo o Glauco con le fauci spalancate (avente sulla testa il globo terrestre sormontato dal castello Orsini), le due statue con gli Orsi araldici portanti lo stemma gentilizio e la rosa romana o la Fontana di Pegaso (omaggio alla casata dei Farnese che lo ha come simbolo araldico).


Il parco, abbandonato e dimenticato per secoli, fu riscoperto nel secolo scorso e restaurato dal nuovo proprietario Giovanni Bettini a partire dal 1953; l'opera di molti artisti contribuì alla sua rivalutazione presso il grande pubblico, primo tra tutti il geniale esponente del surrealismo Salvador Dalì (vedi l'opera Le tentazioni di S. Antonio" opera del 1946 ispirata appunto al Sacro Bosco), inoltre il pittore olandese Carel Willink (1900-1983), ecc.


In conclusione questo luogo conserva intatto un alone di mistero che contribuisce ad alimentare il suo fascino, derivante anche dalla cultura del pensatore che lo ha affollato di richiami simbolici, letterari, alchemici, ermetici, dandogli molteplici possibilità di lettura e facendone sì un luogo di svago e riposo ma anche di nutrimento spirituale.

 

 

Sutri

Situata lungo la via Cassia, su un pianoro tufaceo non molto elevato, compreso tra le valli del torrente Promonte e Rotoli, Sutri rivestì in età antica una eccezionale importanza strategica, dovuta alla sua collocazione geografica tra l’Etruria meridionale, il territorio falisco ed il Lazio.

Sutri


Le fonti la ricordano, insieme a Nepi, agli inizi del IV sec. a.C., quando, dopo la caduta di Veio (396 a.C.), i Romani, deducendovi una delle loro più antiche colonie (383 a.C.), ne fecero un avamposto fra Roma e l’Etruria ed in particolare un baluardo contro Tarquinia. La città divenne municipio dopo la guerra sociale (90-89 a.C.) e fu nuovamente colonizzata agli inizi del I sec. a.C.


La continuità di vita di cui è stato oggetto il pianoro urbano, ha reso irriconoscibili le strutture relative alle prime fasi dell’insediamento.


Alla prima colonizzazione si fa risalire la costruzione della cerchia muraria in blocchi di tufo disposti a filari alternati per testa e per taglio; di essa sono ancora visibili lunghi tratti incorporati nelle fortificazioni medievali. Sul lato settentrionale delle mura si apre la cosiddetta Porta Furia, probabilmente in relazione con la via conducente a Nepi; sormontata da un arco a doppia ghiera, essa viene datata al II sec. a.C.


Sempre nell’area urbana si conservano i resti di un piccolo impianto termale e cunicoli di incerta cronologia. Il periodo etrusco è documentato da alcune tombe a camera, datate al VI-IV sec. a.C, localizzate nelle immediate vicinanze del pianoro occupato dalla città; le più antiche sono confrontabili con analoghe sepolture di Blera e di S. Giovenale, caratterizzate da un’ascendenza cerite.


Nel costone tufaceo del promontorio che fronteggia Sutri a sud ed è costeggiato dalla via Cassia, si osserva il nucleo più suggestivo della necropoli urbana, costituito da una sessantina di tombe disposte su due o tre file sovrapposte e databili tra la fine del I secolo a.C. ed il III-IV sec. d.C.
A non grande distanza si trova il monumento maggiormente noto della città, l’anfiteatro (assi m 49,60 x 40,80), interamente ricavato nel tufo tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del I sc. d.C. Nei pressi si conserva un mitreo del III secolo d.C., successivamente trasformato in chiesa cristiana dedicata alla Madonna del Parto. Scavato completamente nella roccia, esso è costituito da un ambiente rettangolare coperto da una volta a botte e diviso internamente in tre navate da pilastri.


Il culto del dio Mitra è testimoniato a Sutri anche dal ritrovamento di una lastra di epoca romana con raffigurazione della divinità. Il territorio risulta particolarmente ricco di insediamenti antichi: edifici di epoca romana sono documentati a Casale Mezzaroma Nuova, al Castellaccio e in località Solfatara dove, oltre ad un tratto di strada basolata, sono venuti alla luce un cunicolo e pavimenti pertinenti ad una villa romana.


In località Monte della Guardia, invece, scavi archeologici condotti alla fine degli anni Cinquanta dalla Accademia Britannica di Roma, hanno messo in evidenza i resti di una fornace per ceramica comune, attiva tra il 60 ed il 70 d.C.

la costa di Tarquinia

Il centro balneare di Tarquinia Lido si trova a circa 5 Km. dalla città; è caratterizzato da una vasta spiaggia sabbiosa e dispone di funzionali infrastrutture turistiche; comprende il litorale che va dalla foce del fiume Marta sino ai ruderi del porto Clementino che costituì un punto focale del commercio del grano locale verso Roma e verso altri porti del Mediterraneo. Il centro offre diverse possibilità alloggiative che vanno dal campeggio, all'appartamento, all'albergo.

la costa di Tarquinia


Di sicuro interesse turistico sono: la Riva dei Tarquinii, una ampia pineta fornita di vari camping, tra i più grandi e attrezzati d'Europa; Marina Velca, centro residenziale attrezzato con campi da golf, piscine scoperte ecc.; le Saline la cui costruzione risale ai primi del 1800, sono costituite da un territorio di novanta ettari, 10 dei quali erano dedicati ai bacini salati, dove veniva raccolta l’acqua marina e 80 ai bacini evaporanti, dove si otteneva il sale; esse hanno assicurato per secoli l’approvvigionamento del sale alla città di Roma; si tratta di un territorio da scoprire a piedi, a cavallo o in bicicletta e che dal 1980 è divenuto Riserva Naturale di Popolamento Animale, dove il visitatore può praticare il bird watching ed ammirare i fenicotteri rosa, che vi sostano in alcuni periodi dell'anno, ed altre specie protette.


Un altro luogo di interesse è Sant’Agostino, situato tra Tarquinia e Civitavecchia, una caletta posta al riparo di un ammasso roccioso, delimitata da un'incontaminata pineta.

Info:http://www.tarquinia.net/
How to get there: From Rome take the Autostrada up to Civitavecchia and then on the state highway SS1 Aurelia (approx 90 km total). From Viterbo get on the SP Tuscanese up to either the intersection of Tarquinia or Via Vetralla - Monte Romano - Tarquinia (approx. 45 kilometers)

Gastronomia locale

Due ingredienti fondamentali sono essenziali per la gastronomia viterbese: la semplicità e l'autenticità. I salutisti apprezzeranno sicuramente le "minestre" (Zuppe) con tutti i tipi di verdure.

Gastronomia locale

Pasta

Per coloro che preferiscono una cucina più ricca, si consigliano le tipiche fettuccine (pasta fatta in casa), i lombrichelli (spaghetti fatti con acqua e farina), che cambiano nome secondo la zona: cavatelli, bighi, culitonni, brigoli e piciarelli; ed il tradizionale ed imbattibile "fieno" di Canepina (pasta molto sottile e leggera).

Carne

Tra i piatti a base di carne degno di nota è l' abbacchio (agnellino), arrosto, in forno od "alla cacciatora" (stufato al pomodoro, con vino e salsa alle erbe) ed il fritto misto di cervello, fegato, carciofi e funghi.

Pesce

Il pesce, di costiera o di lago, è cucinato in tutte le sue variazioni, tra cui la tradizionale "zuppa di pesce".

Verdure

Le verdure sono un piatto molto popolare. Non dimentichiamo i fagioli in umido con cotenna di maiale e la cicoria fresca condita con aglio e acciughe

Formaggi

Tra i formaggi prodotti, semplici ma gustosi, ci sono il pecorino (fatto con latte di pecora), la caciotta, la ricotta e la mozzarella.

Vini e dolci

La viticoltura è diffusa in tutta la regione grazie alle favorevoli condizioni climatiche; sono prodotti sia vini rossi che bianchi secchi (Est! Est!! Est!, Colli Etruschi, Colli Cimini, Valle del Tevere), nonché i vini dolci ( Cannaiola di Marta, Aleatico di Gradoli), che sono un ottimo accompagnamento per i tradizionali dolci preparati in casa con le nocciole e le castagne dei Monti Cimini.

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Via San Camillo De Lellis, 6 - 01100 Viterbo Italia

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Le fotografie raccontano piu' delle parole. Questo e' quello che l'Hotel Viterbo ha da offrire..

Ora locale 10:53 am

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P.Iva: 06459331002

Via San Camillo De Lellis,6 01100 Viterbo Tel: +39 0761.270100. - Sabre: 11402 Apollo/Galileo: 29963 Worldspan: 98252 Amadeus: ROM252